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Avventura numero 22 -- DICO --

Arminia arrivo' a casa, scaravento' le buste della spesa sul ripiano in formica della cucina, si tolse le scarpe con una sforbiciata degna di Leo Junior (ex funambolico calciatore brasiliano che milito' nel Pescara), poi si tuffo' alla Dida (vabbe', alla Buffon, va) sul divano di casa e con un sapiente tocco del dito indice, si sintonizzo' sulla sua soap preferita.

Che la giornata fosse strampalata Ugo lo capi' immediatamente quando, rientrato per pranzo dall'ufficio, constato' amaramente che non c'era niente da mangiare, e che la moglie non lo aveva degnato di uno straccio di saluto.

"Armi', cio' mezz'ora che poi devo rientra' al lavoro, non e' che ce sarebbe una cosuccia da scalda' al volo che oggi pomeriggio cio' er resoconto settimanale e non posso arriva' tardi..."

Arminia lo squadro' di sottecchi, poi con un gesto assai vistoso spense il vecchio televisore e modulando ad arte la voce esordi': "Io so' pe' i DICO". Ugo non era certo di aver capito bene, ma la moglie incalzo':"Io so' per i DICO, a Ugo... non cerca' de famme cambia' idea che sto giro non ce casco..."
Non che Ugo fosse una cima, ma le intenzioni bellicose della moglie erano evidenti quanto incomprensibili visto il contesto generale, per cui timidamente provo' a scoprire cosa si celasse di fronte a tanta sicumera e soprattutto, che cavolo c'entrasse il discorso con la sua pausa mensa, gia' decurtata di 5 minuti buoni.
"Armi', saro' un tantino stanco, ma io pure mica so' contrario, anzi... solo che se ce fosse che ne so, un wurstelino, un hamburgerino da fa' cotto e magnato, magara con un insalatina, io poi dovrei anna' al lavoro..."

"E nno', mio caro. Da magna' nun c'e' gnente e gnente ce sara' da oggi in poi. Perche' se noi semo una famija de fatto che nun te sei mai voluto sposa', mica e' corpa mia.... se voi magna', allora me devi da garanti' le stesse cose come se fossimo sposati, che se te pija na paralisi a me cor cassio che me danno l'accompagno... voi la moje? allora o me sposi, oppure aspettamo i DICO, e poi ne riparlamo!"

Ugo cerco' di calarsi dei panni del bravi maritino, e dissimulato il nervosismo montante per quieto vivere, tento' l'approccio soft alla questione.
"Armi', ma io che ce posso fa... mica sto al Governo, io... sti DICO li faranno, vedrai, ma ner frattempo anche na pasta ar burro me andrebbe bene... non so' mai stato uno co' tante pretese, io... solo che tra 20 minuti me passa er novettredici, e devo pure spera' che nun ce sta traffico sulla Trionfale... sii bbona, magara ce raggionamo stasera, sentimo er teleggiornale insieme e vedemo si se so' messi d'accordo..."
"None, io saro' tu moje de fatto, ma nisuno me lo riconosce, sto ruolo... anni de carzini bucati, mutanne sgommate, canotte intrise de sudore rappreso, montagne de piatti da lava' perche' te schifi delle stoviglie de carta... a me, chi me li riconosce? Nessuno? Allora basta, Arminia incrocia le braccia, e mo' vedemo come te metti..."

Ugo sbotto' di colpo: "E a me chi cazzo me li riconosce li trent'anni de mutuo pe' compra' la casa de tu nonna, le rate der minipimer, li pellegrinaggi da Padre Pio ar costo de un Vartur alle Maurizzie, li conti de la massaggiatrice e de la parrucchiera, le sedute anticellulite pagate quanto na tribbuna montemario pe' la Champions League, er televisore ar plasma da 42 pollici pe' vede Quanno se Ama, che io lo chiamerei "Ma quanno se tromba?" visto che lo famo si e no na vorta ar mese e solo si te rigalo l'abbonamento a Confidenze... eh? a me chi cazzo me li riconosce? Allora lo sai che famo? che da oggi la pizzetta der venerdi' sera te la compri ar supermercato, che io li sordi me li sciupo pe' anna' a vede er Milan a Atene, e che de Padre Pio te fai basta' er poster che hai appiccicato in cammera da letto che tutte le vorte che te tocco me vie' da famme er segno de la croce co' quer frate che me guarda allupato, che cio' pure paura che forieschi dar quadro e me se ingroppi da dietro..."

Paonazzo in volto, Ugo guardo' l'orologio, quasi sbianco' perche' era ormai certo che avrebbe perso l'autobus per tornare al lavoro, poi si precipito' fuori, sbattendo la porta.

Arminia rimase per un attimo interdetta, poi si rialzo' faticosamente dal divano, prese la parannanza, e si accinse a preparare la coda alla vaccinara per la cena.

Avventura numero 21 -- Don Giuseppe --

Quando, a 5 minuti dalla fine, il numero nove della squadra allievi del Capodimonte allungo' la mano malandrina in area di rigore e, in un nugolo di gambe, trovo' lo spiraglio per assestare una manata di giustezza al pallone infilandolo alle spalle del portiere del Marta, squadra locale, si scateno' il putiferio.

Il giovane arbitro, il viso costellato da acne giovanile e fisico da derviscio, non fece in tempo a convalidare il gol platealmente irregolare che il guardialinee di destra, tale Enrico detto Faciolo, avente solitamente mansioni di portaspugne dei locali, armato di rudimentale bandierina gialla, gli si catapulto' addosso tempestandolo ritmicamente di colpi sul cranio, mentre il guardialinee di sinistra, scelto salomonicamente tra gli accompagnatori della squadra ospite, si precipitava contro l'anziano allenatore dei martani, e iniziava a picchiarlo all'unisono con il collega di fascia opposta.

Intanto, in campo, si era scatenata la caccia all'uomo, ovvero all'autore del vile gesto, che alla faccia delle regole di fairplay, si era messo pure ad esultare vergognosamente, nonche' ad ostentare apposito dito medio della mano destra al pubblico che gremiva, in quel torrido pomeriggio di meta' aprile, gli scaloni del piccolo stadio.

Il piu' esagitato di tutti era Antonello, centravanti talentuoso (si diceva avesse fatto anche dei provini con alcune grandi societa' professionistiche del Nord) che cercava di centrare tanto di collo pieno destro che di interno sinistro - il suo piede migliore - una qualsiasi porzione del corpo dello sfuggente avversario, mentre i propri compagni iniziavano un solerte corpo a corpo con tutti i capodimontani, titolari e riserve, che capitavano loro a tiro.

La gazzarra avveniva proprio sotto gli occhi esterrefatti di Don Giuseppe, detto anche Quartino per la sua arcinota propensione ad eccedere nell'uso del vino anche nella Messa delle 6 di mattina.

Il parroco, nel vedere tutti quei ragazzi che l'indomani avrebbero vestito le cotte da chierichetti darsele di santa ragione, perse il consueto spirito da Don Abbondio, e scesi a due a due i gradoni della tribunetta, si precipito' anch'egli in campo, e comincio' a dividere i vari contendenti ottenendo anche discreti risultati, un po' perche' nessuno credeva ai propri occhi nel vedere il mite prete dannarsi l'anima come un ossesso per separare i litiganti, un po' perche' l'aspersorio che egli brandiva faceva un male cane quando sapientemente calato sui giovani crani.

In pochi minuti, il caos cesso', e Don Giuseppe si ritrovo' dinanzi l'autore del misfatto, che aveva smessa l'aria malandrina e si osservava attentamente la punta degli scarpini mentre lo sguardo truce di Don Giuseppe lo trafiggeva da parte a parte.

"Figliolo, 'sto giro l'hai fatta grossa... confessa il tuo peccato, e te la cavi con 20 Avemmarie e 20 Paternostri, e non ce se pensa piu', va bene?" lo apostrofo' Quartino severamente.

"Don Giuse' ma io facevo come Maradona, la mano de Dio..."

"Nun te azzarda' a nomina' er nome de Iddio invano che senno' te faccio veni' a fa' er chierichetto tutte le domeniche per un anno intero..." lo minaccio' il prete mentre con un colpo ben assestato di aspersorio riduceva a piu' miti pretese l'ardone con cui Faciolo pareva essere intenzionato a rimettere in azione la bandierina.

"Ma Don Giuse', se l'arbitro e' cecato mica e' corpa mia, io so' er centravanti e devo da mette la palla drento...." balbetto' il complevole con aria sempre piu' contrita...

Il prete avvicino' la bocca all'orecchio del centravanti, e sibilo': "E tu vergognate de approfittatte de li menomati, nun lo vedi che er ragazzo e' un minorato, tu lo devi da aiuta', che poi la su regazza la confesso io, e ce lo so io quello che je combina... e' un poro disgrazziato, dije che er go' e' irregolare e finimo sta partita che poi cio' er vespero..."

Per quanto sussurrate, le parole di Don Giuseppe giunsero alle orecchie dell'imberbe arbitro, che a quel punto si avvicino' al prete e al contrito centravanti, e prese sommessamente la parola: "Don Giuse', scusate, ma io cecato non so' per gnente, e poi che dite davanti a tutti, che cio' le corna... ma dite davero, don Giuse'? "

Il prelato pose una mano sulla spalla del giovane direttore di gara, e gli sussurro' paternalmente:" Caro ragazzo, io non lo so se sei cecato, ma solo il nostro Padre che e' nei cieli puo' sapere come hai fatto a non vedere che er pallone era stato messo in rete con la mano malandrina... io piu' che de chiede che fa Samantha in questo momento, me prenoterei na' bella visita dall'oculista, che sinno' non solo non vedi i goal irregolari, ma nun te accorgi manco de quello che combina la tu' regazza... fai er bravo fijo, fischia punizione per la difesa, porta a termine sta partita, e poi vatte a fa' vede da no' specialista... er resto, se sistema..."

La partita Marta - Capodimonte, categoria allievi, riprese con una punizione per la squadra di casa, e arrivo' al 90' senza alcuna azione di rilievo, chiudendosi sullo 0-0. L'unica cosa che i cronisti appuntarono sul proprio taccuino, e' che l'arbitro misteriosamente aveva pianto a dirotto per tutti i cinque minuti finali.

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