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Avventura numero 24 -- Sole, calcio, sesso --

I piedi a mollo li' dove le leggere increspature del mare di Fregene andavano a infrangersi sull'arenile catramoso, Fabrizio si godeva lo spettacolo di una spiaggia libera che, gia' alle 9 di mattina di quella domenica di meta' giugno, si andava riempiendo di bagnanti.

Davanti ai suoi occhi, si cominciavano a distendere asciugamani dai mille colori e ombrelloni ricevuti in omaggio con la spesa al vicino triscount, mentre radioni da 500 watt rimandavano, in cacofonia stereofonica, le ultime hit della musica leggera e le solite pubblicita' delle aziende amiche di Ilario Ilario.

Su un lato dell'arenile, un gruppetto di adolescenti foruncolosi, tatuati e gaiamente rumorosi, avevano ingaggiato il classico 4 contro 4, portieri volanti, che tanto rallegrava i loro animi quanto rendeva piuttosto nervosi quanti avrebbero preferito usare quel lembo di spiaggia per piazzarci il tavolino pieghevole 30 posti con sedioline incorporate e sovrastante gazebo gonfiabile per lo spuntino di mezzodi' a base di Pajata e fagioli con le cotiche.

"Certo che e' veramente una vergogna eh?" Fabrizio sobbalzo' quando Federica, cinquantenne da sbarco che pareva uscita da un forno a microonde anziche' dal solarium sotto casa, occhiale griffato, criniera di un improbabile colore tendente al viola e topless depresso come le orecchie di un cocker, gli si affianco' sul bagnasciuga.
Cercando di fissare un punto qualsiasi e comunque lontanissimo dal capezzolo puntante al nadir della sua improvvisa interlocutrice, Fabrizio, che pur di vedere un po' di pallone sarebbe stato disposto a passare la domenica al Don Orione, cerco' di prenderla alla lontana.
"Mah, sono ragazzi pieni di energia, e' impossibile pretendere che stiano fermi... e' il loro modo di vivere questa gioventu' irrequieta dei nostri tempi".
Federica si aggiusto' languidamente il minuscolo triangolo verde iridescente che le copriva l'interno coscia, per poi ribadire: "E' una vergogna, altroche'... diciamocelo chiaro, mio caro signore, ai miei tempi tutta questa voglia di mettersi in mostra, di stare per strada, di chiassare la propria identita', non ce la potevamo mica permettere, eh... ognuno si teneva le proprie marachelle ben nascoste, e mica ne faceva uno spettacolo come al giorno d'oggi..."
Leggermente infastidito tanto dalla piega del discorso che dagli afrori provenienti dall'epidermide di Federica, un micidiale misto di olio abbronzante e profumo di marca, Fabrizio replico': "Mah, non mi pare che questi ragazzi siano particolarmente chiassosi, anche noi da ragazzini, che per strada non c'era il traffico indiavolato di questi giorni, eravamo sempre fuori, ci bastava un pallone e il tempo volava talmente veloce che spesso le mamme ci venivano a prendere per la collottola per riportarci a casa..."

"Pallone? Ma mio caro signore, io parlavo di questa carnevalata del Frocio Day, tutti 'sti mascheroni smignottati in giro per il centro a dichiarare che preferiscono fare a ingropparella tra di loro anziche' corteggiare e insidiare una fanciulla dell'altro sesso... " preciso' Federica, quasi stupita che il suo discorso non fosse stato immediatamente chiaro al suo compagno di pediluvio.

Fabrizio, chiarito il qui pro quo, ci penso' un po' su, poi rivolse lo sguardo ai protagonisti del calcetto, e domando' languidamente: " Certo che quello con la cresta da punk e la maglietta di Rocchi..."

"Mbe'?" si stupi' Federica "che cia' quello?"

"Be', cia' un certo stile, un buon controllo di palla... ma guardi che bella corsa... che movenze... che quadricipiti... e soprattutto, che culetto..."

Federica' sbianco', guardo' in tralice Fabrizio, poi sibilo' velenosa: "Aho, ma che fossi pure tu un pederasta invertito gaio e puro dell'altra sponda, ricchione frocio culorotto effeminato traditore der genere umano e senza Dio?"

"Ma veramente..."

"Ma vedi de annattene a fanculo, va, che me stai a fa' perde tempo!"
Mentre Federica si allontanava sculettando paurosamente alla ricerca di un vero macho da accalappiare, una splendida mora da copertina di Max, con uno stacco di coscia da svenimento e due ghiaccioli in mano, si avvicino' a Fabrizio civettuola, domandandogli con accento sudamericano da erezione immediata "Certu che non te poso lasiare un minutigno da solo che cerca subito di fare galleto con la segnora, eh..."

"Ma no, Veronique, che dici... parlavamo di calcio".

Fabrizio schiocco' un superbacio sulle labbra della affascinante compagna, prese il suo Calippo e abbracciandola, rimasero insieme per un momento a godersi il venticello mattutino.

Mentre il ragazzo con la cresta segnava uno straordinario goal in rovesciata che mandava pero' il pallone a infrangersi contro la pelata di un ignaro bagnante, Fabrizio sorrise pensando a cosa avrebbe detto Vittoria sapendo della sorpresa che c'era nelle mutandine di Veronique...

Avventura numero 23 --Il Battesimo di Chanel--

Al battesimo di Chanel, Don Roberto si vide presentare l'intera famiglia Maritozzi in tenuta da alta parata.

Il padre della infante, Maritozzi Gustavo, indossava un austero completo gessato grigio a righine bianche, scarpa Church traforata a mano e cravatta regimental doppio nodo dal volume spropositato a guarnire il collo taurino.
Nonostante la temperatura estiva di quei giorni di maggio, un vero record per l'Italia tutta ma soprattutto per la Capitale, sfoggiava un autentico basco giallorosso trapuntato di pins della rosa recente vincitrice della Coppa Italia.

Mamma Meneguzzi Irene, detta Mamma Panna (in Maritozzi) aveva costretto la figura una volta esile e ormai appesantita dagli anni, dai 3 parti e soprattutto da una strana dieta a base di merendine, in un tailleur grande firma di due taglie piu' piccolo, quasi fatto apposta per rendere ancora piu' generoso il decollete' quarta misura ingentilito da un sottile collier di oro bianco cui pendeva sgargiante un lupetto di platino della Roma del probabile peso di mezzo chilo, con un generoso rubino al posto dell'occhio sinistro.

I due gemelli, Ubaldo e Dario, inseparabili e indistinguibili a tutti, compresi i genitori, indossavano due completini stile piccolo Lord Fauntleroy con rigoroso pantaloncino al ginocchio, calza in filo di scozia bianca e incredibile paio di scarpini da calcio chiodati della Diadora, creati appositamente dallo sponsor per Totti in occasione della gara di andata della Maggica contro il Manchester United.

Don Roberto sospiro' sorvolando sulla nutrita e rumorosa schiera di parenti che gremivano i banchi a ridosso dell'altare, tacito' con un'occhiataccia il curvone che aveva timidamente accennato un coretto da stadio del tipo "ciucciate, ciucciate ciucciate er ditone, oh Chaneeeel ciucciate er ditone" e diede inizio alla funzione.

Il giovane prelato cerco' in rapida sequenza di ignorare Mamma Panna che, rivolta agli astanti, volgeva le pingui terga al tabernacolo e incitava il parentame alla hola durante la lettura del vecchio Testamento; allo stesso modo, fece finta di niente quando durante l'omelia fece una timida comparsa uno striscione su cui campeggiava la scritta "Chanel, prufumo di Champions", e ingollo' l'amaro calice anche quando, al rito liturgico dell'eucaristia, gli astanti tirarono fuori dai posti piu' impensabili delle voluminose e gocciolanti pagnottelle al prosciutto e melanzane sott'olio e generosi fiaschi di novello locale.

Ma quando chiamo' i Maritozzi al fonte per il sacro rito del battesimo, ebbe quasi un infarto vedendo la piccola Chanel indossare, anziche' la canonica vestina bianca, la maglietta numero dieci originale di Totti.

Ormai giunto al limite della sopportazione, immerse la brocca nelle sacre acque, fisso' alternativamente i coniugi Maritozzi negli occhi, e innaffio' abbondantemente il capo della piccina, pronunciando le fatidiche parole "Con l'acqua der Fontanone der Gianicolo, io ti battezzo Delia come l'allenatore che vi immerse le sacre membra al termine di un derby stradominato e stravinto, e te do' er benvenuto nella casa der Signore e pure in Curva Nord".

Poi chiuse la celebrazione con una rapidissima benedizione e si rifugio' di corsa in sacrestia, dalla quale usci' scortato dalla Polizia solo molte molte ore dopo.

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