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Avventura numero 30 -- Bamboccioni --






Jennifer torno' a casa che erano ormai le 8 di sera.
Dopo una estenuante maratona telefonica come operatrice outbound presso una societa' di telemarketing per la promozione di una nuova fantastica carta di debito internazionale, Jennifer desiderava soltanto mangiarsi un boccone per poi annichilirsi l'esistenza di fronte agli addominali di Coco sull'Isola dei Famosi.
Fu con sommo stupore prima e con massimo sgomento poi che, entrata nella sua cameretta ancora arredata con i mobili guarniti di api e orsacchiotti di quando era bambina, ma dalle pareti tempestate delle foto ose' di Ciavarro a torso nudo e Walter Nudo e basta, trovo' armadi e cassetti svuotati e un bel paio di Samsonite ad attenderla ai piedi del letto.

Ripresasi dal mezzo coccolone iniziale, decise di prendere il toro per le corna.

Toro che in questo caso aveva le sembianze di mamma Iole, marchigiana d'origine, casalinga per vocazione, juventina di nascita e la parannanza tatuata sulla tutona Robe di Kappa informe che indossava praticamente per 24 ore al giorno, tutti i giorni salvo la domenica e le feste comandate, quando una capatina in chiesa era d'obbligo.

Mamma Iole seguiva una nuova dieta strappata da un vecchio numero di Confidenze trafugato dal parrucchiere, ma evidentemente la fretta con cui aveva effettuato lo strappo aveva fatto si' che le grammature consigliate erano risultate monche di alcune delle cifre meno significative. Lei aveva comunque risolto a modo suo, aggiungendo zeri a destra a piacimento e secondo la propria inclinazione, ("tanto li zeri nun conteno gnente" soleva ripetersi), cosicche' i 50 grammi di pasta originali erano diventati senza batter ciglio 500, e analoga sorte era toccato ai grammi di pane, ai cucchiaini di olio, e cosi' via.
In ogni caso, Jennifer la trovo' a naso, intenta a scolare un mezzo chilo di rigatoni da ripassare in padella con la pajata ("leggerissima, nutriente e economica ma soprattutto tarmente bbona che coi rigatoni e' la morte sua", diceva sempre la madre).

"A ma', ma che succede, che ce risfrattano nantra vorta? no perche' mo' che c'eravamo sistemati tanto bene ne sto residence pe' abbusivi cosi' vicino alla metro, me ce roderebbe parecchio..."

Mamma Iole cerco' minuziosamente un angoletto della parannanza sufficientemente sgombro dall'untume generazionale per pulirsi le manone, preparo' le due generose porzioni di pasta, si sedette in tavola e comincio' a mangiare senza profferire verbo.

Jennifer era scombussolata forte, ma era stata educata a non interrompere mai la cena leggera della madre ("gia' me tocca sta a dieta, armeno fateme gusta' sti du' fili de pasta" era la frase che inibiva qualsiasi tentativo di stabilire uno straccio di comunicazione a tavola) per cui sedette e inizio' svogliatamente a giocherellare con il cibo.

Dopo aver ripulito il suo piatto, Iole guardo' la figlia con aria di disapprovazione, e senza batter ciglio si sottomise all'arduo destino di non veder andar sprecato tutto quel ben di Dio, per cui si sacrifico' spazzolando ben bene anche la porzione, praticamente intatta, di Jennifer.

Terminato il frettoloso ma pantagruelico pasto, Iole si accinse a dare la ferale notizia alla figlia...

"Jennina, nun ce sfratta nisuno. Sei tu che te ne vai..."

"Come me ne vado, mamma', ma che t'ho fatto... ce lo so che a casa nun t'aiuto tanto, ma tu lo vedi che razza de vita, tutto er giorno fori de casa pe' racimola' du' sordi, sempre coll'orecchio arintronato de parole gentili tipo 'lo sai ndo te la devi mette la carta de debbito?', quanno arivo a casa so' sfatta, ma'... si questa e' la questione, cerchero' de mijora', te lo prometto..."

Iole assunse un'aria comprensiva: "Core de mamma tua, a parte che so' anni che dici che mijori ma io ancora ariccorgo le mutanne tue ai piedi der lettino che nun te sei mai rifatta da sola... ma tu sei sempre mi fija e mamma tua te vole bene, e fino a che me mantengo in forma co' la dieta de Confidenze, aivoja a mutanne che posso raccoje... e' solo che ormai hanno fatto la legge e e' ora che te ne vai pe' conto tuo..."

"come hanno fatto la legge ma'? e che legge e', na legge che caccia la gente da casa e dall'affetti famijari senza motivo? E chi l'ha fatta, sta legge, Lotito che vole caccia' noi Irriducibbili dallo stadio?"

"None, gnente Lotito, quello sta a fa li sopralluoghi a Varmontone... E' er ministro Padoaschioppa che ha detto che a tutti sti regazzi che a 30 anni ancora stanno co' li genitori nun je fa bene continua' cosi', che resteno bamboccioni... allora vole elggifera' che ve da' 1000 euri all'anno se ve ne annate da casa e incominciate a favve la vita vostra invece de sta sempre intorcinati attorno alle gonne de mamma..."

Jennifer resto' per un attimo senza parole, poi inizio' a piangere sommessamente. Mamma Iole si alzo' dalla sedia, le si avvicino' e silenziosa le inizio' a carezzare il capo, come faceva da quando sua figlia era bambina: "Daje, Je', nun piagne, a me me dispiace che vai via e che resto sola, ma me dispiacerebbe de piu' che me diventi bambocciona..."

Jennifer ricaccio' indietro l'ultima lacrima, e con tutto l'orgoglio che aveva dentro replico': "A ma', ma che bambocciona, e' da quanno ho finito la terza media che lavoro da tutte le parti; ho fatto la barista, le pulizie, la babysitter, la bagarina allo stadio, er volantinaggio, la sciampista, la pedicure, er porta a porta... mo' cio' sto contratto a progetto pe' spigne ste cazzo de carte che gia' che se chiameno de debbito la gente scappa che de buffi ce ne ha a iosa.... ma tu hai capito che 1000 euri all'anno so' 90 euri ar mese che nun ce paghi manco er posto auto in garage? e a me ndo' me vorrebbe parcheggia', er ministro tuo, sotto ponte Duca D'Aosta che pure li' ce sta er racket de li polacchi che na' baracca de cartone a trovalla costa 200 euri ar mese? Fa na cosa, ma', dije a Padoaschioppa quello che me dicheno a me quanno li chiamo pe' spigneje la carta de debbito: che se la strisciasse in mezzo alle chiappe der culo..."
Travolta da cotanto sfogo, mamma Iole lascio' che la figlia si alzasse, sparecchiasse rapidamente la tavola e lavasse le stoviglie. Solo piu' tardi, mentre si coricava stancamente nel lettone a due piazze tristemente vuoto da tanti, troppi anni, si rese conto che era la prima volta che la figlia aveva fatto una faccenda domestica.
"Bambocciona de mamma...", penso'.
E si addormento' con sul volto dipinto un largo sorriso.

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