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Avventura numero 1 -- Il cronista distratto --

Giovanni arrivò allo stadio con 60 fatali minuti di ritardo rispetto al suo solito orario.

Gli piaceva arrivare all'ora di pranzo, sedersi al suo posto in Tribuna Stampa, tirare fuori il suo bravo panino cotoletta panata e melanzane sott'olio e sbocconcellarlo leggendo il giornale, in attesa del fischio d'inizio della partita.
Ma quella mattina, dopo aver indossato il tutone con la scritta Barilla dei tempi dello scudetto (acquistato in realtà da un pakistano che aveva la bancarella vicino casa, aveva notato con orrore che la I, entrambe le L e la A si erano staccate improvvidamente, e pur di non andare in giro con la scritta "Bar" aveva perso tempo per cercare ago e filo del colore più adatto e riattaccarle tutte alla bell'è meglio.

Il contrattempo si era poi ripercosso sul traffico domenicale nel tragitto dall'Aurelia allo stadio, sulla ricerca di un parcheggio nei pressi della Madonnina e sulla insolita per lui fila all'ingresso Stampa dello stadio.
Se ci mettiamo poi una perquisizione minuziosa di un solerte addetto della Benemerita, che lo fissava con aria attonita frugandolo nei più intimi recessi, ecco che non stupiva l'aria nervosa e indispettita con cui Giovanni scendeva gli scaloni che lo portavano al proprio posto numerato da giornalista.C
he non fosse la giornata giusta fu confermato quando, arrivato al traguardo pregustando almeno una frettolosa lettura delle probabili formazioni, trovò Piero comodamente spaparanzato al suo posto.
Cercando di mantenere la calma, Giovanni si avvicinò a Piero proprio mentre quest'ultimo appiccicava qualcosa grande come un chewingum ma proveniente dalla narice destra sul bordo inferiore del suo seggiolino."Scusi, signore, ma credo che lei abbia sbagliato posto"...

Piero sembrò quasi non sentirlo, e continuò ad esplorare la narice, stavolta la sinistra, alla ricerca di qualcosa che sembrava essere di dimensioni ragguardevoli, visto il frenetico mulinare del suo mignolo o rnato di un brillocco d'oro di almeno 20 carati.

Giovanni respirò a fondo, contò per un numero imprecisato di volte, rivolse una prece alla Madonna e tornò alla carica: "Forse non mi ha sentito: questo è il mio posto, lei deve sedersi da un'altra parte".

Piero, con l'aria trionfante, estrasse un qualcosa di molto simile ad una palla da golf, ma di colore verdastro, e si adoperò subito per cercare un angolo del seggiolino atto ad ospitare siffatta reliquia, senza peraltro degnarsi di alzare lo sguardo su Giovanni, il cui colore cominciava pericolosamente a tendere verso quello dell'insolito reperto.

Con area terrea, Giovanni bussò con l'indice teso sulla spalla di Piero, lo sguardo truce che cercava di non vedere la collezione di pietre molli che ornava il SUO seggiolino e stavolta non riuscì a trattenersi dall'essere scortese: "Senti, a coso, leva il culo e tutte quelle schifezze del mio seggiolino e vai a scaccolarti da qualche altra parte!"

Stavolta Piero alzò lo sguardo verso Giovanni, poi lo fece scorrere su e giù tre o quattro volte a misurare le non impressionanti dimensioni del suo dirimpettaio, per poi fermarsi sulla scritta Barilla che gualciva uno scarno pettorale.

Poi con aria tranquilla rispose: "Se me tocchi n'antra vorta, te arrotolo come un fusillo, te allungo come na fettuccina e te riempio de cazzotti come un raviolo". Giovanni inebedito iniziò a balbettare: "Ma lei si rende conto, questo è il mio posto sono vent'anni che vengo a vedere la Roma proprio qui..."

A quel punto Piero lo fissò dritto negli occhi e gli disse: "Ma che sei de la Roma?"Giovanni sorrise trionfante, certo di aver finalmente trovato un terreno comune su cui fronteggiare il suo avversario: "Certo, e lo era pure mi padre, mi nonno e er nonno de mi nonno!"

A quel punto Piero sfoderò un ghigno satanico, si alzò in piedi sfoggiando l'invidiabile mole di un lottatore di Sumo, si avvicinò all'orecchio di Giovanni, e pulendosi i migno! lini sulla scritta Barilla, gli sussurrò: "Nun è pè cojonatte, ma oggi gioca Lazzio Atalanta, si nun te levi da davanti te lesso come un piatto de cannolicchi all'ospedale"

Giovanni sbiancò, aprì il Corriere dello Sport alla pagina delle probabili formazioni, poi abbozzò un sorriso ebete prima di schizzare sugli scalini e di lì imboccò l'uscita come un missile terra aria.


Aveva sbagliato giornata di campionato.

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