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Avventura numero 4 -- Vestaglie orsacchiotti e...--

Gianna aprì gli occhi convinta che fossero le sei di domenica mattina, colta da uno strano languore.


Si stiracchio gattona ed allungò la mano laccata di rosso a cercare Alvaro, ma con sua grande sorpresa non lo trovò.

Si stropicciò gli occhi, si infilò la vestaglia verde pisellini Findus sopra il pigiamone con gli orsacchiotti, si infilò un paio di infradito di colore dubbio e di due misure più grandi per poterle infilare con i calzettoni termonucleari antisdrucciolo, inforcò un paio di Rayban calibrati per la caccia alle talpe e sculettando insonnolita andò in cucina, certa di trovare il consorte intento a sbafarsi una ciriola con la cicoria ripassata.

Sul tavolo in formica perfettamente intonato con la vestaglia, restavano in effetti alcuni resti di dubbia provenienza (alcune macchioline rosse facevano pensare alla insalata di peperoni che aveva surgelato un paio di mesi prima), ma del marito neanche l'ombra.

Lo trovò curvo sulla Gazzetta del giorno prima nella penombra del salotto in stile Veneziano, regalo di nozze della cognata ricca che aveva svuotato la soffitta della casa a Sabaudia, mentre un filo di luce filtrava da una pesante tenda barocca di color rosso antico con bordature in oro e la radiolina blaterava sottovoce parole pressochè indistinte.

Alvaro la degnò di uno sguardo distratto, poi tornò ad interessarsi delle sue faccende senza rivolgerle nemmeno il buongiorno.

Senza darsi per vinta, Gianna si allargò distrattamente la vestaglia, si allentò un paio di bottoni del pigiamone lasciando che il winnie the pooh che troneggiava al centro dello stesso restasse schiacciato dall'attaccatura delle tette quinta misura.

Piazzatasi di fronte alla pelata di Alvaro, gli appoggiò le mani sulle ginocchia sporgendosi in avanti quel poco che bastava a far ondeggiare in bella vista una generosa porzione del suo pezzo forte.

Alvaro si limitò a grugnire qualcosa e a scrivere qualcosa sul suo giornale.

Lungi dal darsi per vinta, Gianna si rialzò, fece scivolare a terra la vestaglia, si tirò la cintola dei pantaloni fin sotto le ascelle e girandosi languidamente lasciò (o almeno così credeva) che il marito potesse bearsi della coda di Tigro insaccata ben bene su per le chiappe, coda che si ringalluzzì vieppiù quando con gesto distratto si chinò a raccogliere la vestaglia da terra.

Attese per qualche secondo di sentire un qualche corpo contundente che le si appoggiasse a dimostrare l'apprezzamento per lo spettacolo offerto, ma quando alla fine si rassegnò e si girò su se stessa, vide che la coda di tigro perdeva colpi rispetto ad una foto di Seedorf senza treccine in bella vista sulla rosea.

Grugnendo come un animale ferito, Gianna afferrò il pigiamone con entrambe le mani, e con una mossa studiata per centianaia di volte dopo aver visto i Centocelle Nigtmare in azione, riuscì chissà come a far scomparire Winnie the pooh, Tigro e tutti gli animaletti del bosco incantato, restando matronesca con un tanga di 4 misure più piccolo indossato scientemente con il filo davanti.

A questo punto Alvaro ebbe un sussulto, la guardò con gli occhi raggianti, schizzò fuori dalla poltrona come un assatanato, la ghermì con le braccia e sbatacchiandola in su e giù iniziò a strillare contro le sue tette "e vai e vai e andiamo!"Poi la mollò di colpo, prese con una mano il bastone della lampada a stelo in acciaio cromato, fece due giri intorno alla improvvisata bandierina, poi si fermò, si mise le mani alle orecchie, mimando una improvvisa sordità ad un pubblico invisibile, e poi fece due capriole da fermo, finendo la sua rincorsa a braccia alte verso un invisibile pubblico in delirio.

" VAI COSI', TAPPETINO! P-A-V-E-L N-E-D-V-E-DDDDDDDD!"

Gianna, ancora tutta scombussolata, si girò a quel punto verso il barometro/termometro/pluviometro/orologio in peltro massiccio che troneggiava vicino alla stampa di Ostia Antica che le aveva regalato sempre la cognata.

Con suo enorme stupore, vide che erano le 4 del pomeriggio, e che aveva dormito troppo.

Senza dire una parola, raccolse i suoi stracci, e tornò in camera da letto, mentre Alvaro planava con la pancetta a fare l'areoplanino sul suo immaginario e sconfinato campo da calcio.

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