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Avventura numero 12 -- Ermete --

Ermete trovò Walter che frugava furiosamente nel cassonetto dell'immondizia che separava, a mò di punto di frontiera, il quartiere di altra estrazione sociale in cui Ermete era nato e che costituiva un piccolo feudo della sua secolare famiglia di nobili con tanto di palle sullo stemma, dal quartiere appena sorto sulle ceneri di un ex campo nomadi e nel quale avevano trovato rifugio diverse famiglie di piccolo ceto, delle quali Walter era senza dubbio un esponente di spicco.


Che la situazione fosse giunta, in breve tempo, alla temperatura critica, era un fatto ormai assodato, e quel cassonetto era diventato il simbolo della netta separazione di classe tra le due fazioni.

Ciononostante, la buona educazione e la innata curiosità empirica di Ermete ebbe il sopravvento quando, uscito per la consueta sgambata mattutina insieme a Djembe Du Galop Du Globe - una femmina di Yorkshire che sembrava soffrire enormemente il cappottino in vero Loden inglese e il fioccone rosso cardellino che era costretta a sfoggiare anche solo per espletare i propri bisognii fisiologici - vide spuntare due frenetiche gambe dal cassonetto, rivelatesi poi quelle di Walter quando questi, una scorza di pera a guarnire la pelata e macchie di origine organica sparse per tutta la canotta, emerse con aria furibonda dall'anomalo contenitore.

I due si fronteggiarono titubanti per qualche secondo, fino a quando Ermete ruppe l'imbarazzo e in puro stile Vecchia Inghilterra, si rivolse a Walter: "Oibò, mio illustre vicino, quale evento nefasto la costringe a siffatta immersione?"

Walter sgranò lo sguardo con aria inizialmente inebedita, elaborò la domanda con enorme sforzo neuronale, e poi si erse in tutta la magnificenza della sua panzetta postfestiva, sfoggiando una serie di patacche a mò di decorazioni militari, e replicò con aria austera: "Caro conte, lei me deve perdonà si me trova in questa situazzione imbarazzante, ma la questione è davvero delicata... una faccenna de famija, me capisce.... nun me sarei mai abbassato a tanto, si nun fosse una cosa così importante... prosegua pure nella sua promenata e faccia pure evacuà tranquilla la bestiola, che se Iddio vole cò nantro paro de immersioni la faccenna se risorve, e la mia persona se riadeguerà ad una immaggine più consona ar prestiggio der quartiere..."

"Perbacco, buon uomo, lei sollecita la mia curiosità anzichenò.. per quale ragione mai un gentiluomo si abbasserebbe a dover rovistare in messo a ciò che altri hanno destinato all'olezzo degli inceneritori?" incalzò Ermete, mentre la cagnolina, molto educatamente, lo guardava con occhi imploranti di portarla al più presto vicino alberello per poter liberare la nobile vescica canina.

Walter malcelò una certa irritazione per l'insistenza del suo interlocutore, e frenò a stento la voglia di mandarlo fragorosamente a quel paese, ma si trattenne per un senso di orgoglio e di appartenenza e guardò con insistenza il damerino che lo fronteggiava, cercando di darsi un certo contegno e replicando con faticosa affettazione: "Signor Conte, lei me deve perdonà se non entro in certi dettagli con una persona tanto distinta quanto lei, ma er tempo m'è tiranno, tra dieci minuti quei nobiluomini dell'AMNU passeno a svotà 'sto benedetto cassonetto, e nun ciò tanto tempo da perde si vojo ritrovà quello che inopinatamente c'è finito l'artra sera, quindi lei mi scuserà se me rituffo e manco tanto metaforicamente, nell'ardua ricerca de..."

Walter si interruppe appena in tempo, si morse la lingua concio di aver detto qualcosa di troppo, e cercò di abbozzare un saluto a metà tra un attenti militare e un cenno biricchino, e stava quasi per ributtarsi dentro il maleodorante contenitore, quando Ermete balzò in avanti e si mise a crocifisso davanti al cassonetto, e con aria risoluta apostrofò il povero Walter: "Ah, no, caro signore! Non le permetterò di degradare la sua persona e soprattutto l'immagine di un quartiere rispettabile! Mica siamo nelle favelas brasiliane, mio caro, qui siamo nella Capitale dell'Impero Romano, densa di storia e di leggenda, patria di imperatori, re, principi e cavalieri, di poeti e romanzieri, di eroi e condottieri... questo contenitore di rifiuti è un bene della comunità e non la sua piscina personale, e qualunque cosa esso contenga mai varrà l'onta di vederci frugare nelle sue immonde viscere... Orsù si dia un contegno, si reinnalzi al rango di essere umano, e rinunci a voler recuperare quanto distrattamente ad esso affidato... qualunque cosa essa sia, mai varrà il rispetto per se stesso e per il suo amor proprio!".

Walter stavolta, grugnì imbufalito e la sua voce diventò il sommesso sibilo di un serpente boa prima di scattare a prendere la vittima predestinata nelle sue fauci: "Se levi da davanti se non vole che je lego le palle nobbiliari ar collo... porti a piscià er cane prima che se gonfia come nà zampogna, e me lasci terminà er lavoro mio, che er tempo strigne e si stò 14 me finisce nell'inceneritore, giuro che je brucio casa..."

Ermete trasecolò e balbettò: "Perbacco, ma sta parlando per caso di quel 14 di cui parlano da ieri tutti i giornali, la vincita più grande degli ultimi 10 anni al Totocalcio, quello che sta scatenando la caccia al vincitore che nemmeno la Surete de Paris, la Criminalpol e l'FBI hanno messo mai in piedi, quello che ha rubato la prima pagina del Sole24Ore al caso Consorte, quello che..."

"Quello che sto cazzo, a conte, tra 5 minuti er cassonetto lo svoteno e er quattordici se ne va in cenere, li mortacci tua e de la mania de mi moje de fà le pulizzie de pasqua drento ar portafojo mio che dice che me fà er culo grosso cò tutti quei pezzi de carta e li bijetti da visita de li rappresentanti del la Folletto e le foto zozze ritajate da Pentaus...."

Quando il camion della nettezza urbana giunse puntuale al ritiro dei rifiuti, i netturbini non credettero ai loro occhi davanti alla scena di due paia di gambe - uno dei quali fasciato da un pantalone gessato di indubbio pregio e culminanti in un paio di Church inglesi dalle cuciture a mano - agitarsi dall'apertura del cassonetto, mentre un cagnolino peloso con il cappottino fradicio di piscio ansimava sotto il sole legato al vicino palo dela luce.

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